UNA STAGIONE ALL’INFERNO - Il mostro di Firenze

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Scritto da: cspigenova

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UNA STAGIONE ALL INFERNO Il mostro di Firenze(Black Widow Records, 2018)

 

 

 

Raccontare una delle vicende più controverse della cronaca italiana e farlo attraverso un disco. Nemmeno un concept album, ad essere onesti. La band ligure va ben oltre e propone, nel campo della discografia rock, una nuova forma espressiva: lo potremmo chiamare “docu-musical”? Perché Il mostro di Firenze, grazie all’ampio utilizzo di rumori ambientali (valga su tutti l’inquietante chiusa di Plenilunio), deve molto ad un’idea quasi cinematografica del plot; ma non mancano elementi teatrali prossimi al radiodramma, benché le parti declamate siano ridotte al minimo. Eppure i testi, dotati di una buona capacità di trasfigurazione lirica, ci tuffano più nella cronaca nera che non nella “poesia”, in un’immersione sonora in forte debito con certe colonne sonore di sceneggiati anni Settanta. Tale appunto non vuole essere affatto casuale, se pensiamo che Una Stagione all’Inferno mosse i primi passi a fine anni Novanta con La ballata di Carini, ispirato alla notissima fiction L’amaro caso della Baronessa di Carini.
Il marcatore hard, fuso ad una sensibilità per i suoni cupi e darkeggianti, è il tessuto connettivo che tiene allacciati tutti i brani del disco, dove, però, non manca una componente progressive di estrazione italiana riconducibile ai Goblin (Novilunio, Interludio macabro e Il Dottore), al Balletto di Bronzo (Nella notte) e al Banco del Mutuo Soccorso (le parti tastieristiche della Lettera anonima). La stessa sensibilità heavy trova mediazioni particolari in tracce come Serial Killer Rock: ci sono i Black Sabbath e il doom metal, ma certe rasoiate di sintetizzore avvicinano l’ensemble agli Hawkwind.
I brani più interessanti, nelle composizioni più lente, quali La ballata di Firenze e L’enigma dei dannati, in cui il gruppo si apre maggiormente a soluzioni “sinfoniche”, contraddistinte dall’intervento degli archi, oltre che dal lavorio tematico degli altri strumenti.
 
L’idea dell’album nacque già nel 2011 a due dei componenti originari (Fabio Nicolazzo e Laura Menighetti, entrambi vocalist e, rispettivamente, chitarrista e tastierista) che decisero di cementare il proposito intorno a svariati musicisti, oggi in line-up ed esecutori materiali dei brani insieme al duo. Si tratta di nomi noti nell’ambiente hard e prog: Roberto Tiranti al basso, Marco Biggi alla batteria, Pier Gonella alla chitarra, Paolo Firpo al sax soprano e il trio d’archi composto da Kim Schiffo, Daniele Guerci e Laura Sillitti. Una garanzia di qualità che ha contribuito ad elevare un livello di partenza già buono e maturato nel corso degli anni.  
 
(Riccardo Storti)