Unka Munka - Foreste Interstellari

Postato in Yasta la Vista

Scritto da: Athos_Enrile

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Unka Munka Foreste InterstellariBLACK WIDOW RECORDS, 2021

 

 

 

Nell’ottobre del 2016 ho presenziato e presentato a Genova l’ultimo concerto degli Analogy, evento storico e triste, se si pensa che tre dei protagonisti di serata non sono più tra noi (Jutta Taylor Nienhaus, Martin Thurn-Mithoff e Pino Tuccimei).

Su palco quella sera trovai un tastierista che non conoscevo, almeno non con il nome di Roberto Carlotto, ovvero Unka Munka. Riannodando i fili della memoria associai il tutto ad un brano che da adolescente mi era rimasto impresso, “Fino a non poterne più”, un singolo dall’atmosfera drammatica amplificata da una voce che riportava a Demis Roussos.

 

 

Ma Carlotto/H.M. è stato ed è molto di più, tra sperimentazione e progressive.

Vale la pena ricordare “Dedicato a Giovanna G.”, l'album di debutto, l'unico da solista dell'artista, pubblicato nel 1972 dalla Ricordi, rimembrato per la sua copertina provocatoria raffigurante un gabinetto chiuso con dei fiori che fuoriescono da esso.

Il disco è stato distribuito in LP e in CD anche in estremo oriente (Giappone e Corea del Sud) ed è stato ristampato nel 2012 dalla AMS.

Lo si può ascoltare cliccando sul seguente link:

https://www.youtube.com/watch?v=eGtHpFHrMO4&t=491s

Ma vediamo un po' di biografia estrapolata dal comunicato ufficiale di BWR…

Il tastierista varesino Roberto Carlotto, in arte Hunka Munka, inizia a suonare fin dall'infanzia, anche se la sua carriera musicale fu seriamente compromessa da un incidente aereo che gli causò alcuni gravi infortuni.

I suoi inizi come musicista professionista lo hanno portato a suonare in Inghilterra, Germania e Svizzera, dove ha anche avuto la possibilità di sostenere artisti come Rod Stewart e Colosseum.

In Italia suona con Big 66, I Cuccioli e successivamente con Ivan Graziani (Anonima Sound – 1970), prima di iniziare una carriera solista iniziando con un singolo di discreto successo - “Fino a non poterne più” - nel 1971. Come artista solista, Carlotto era facilmente riconoscibile per la sua ottima qualità tecnica e l'alto livello della sua attrezzatura, che comprendeva un numero incredibile di tastiere diverse e persino i primi esempi di drum machine a nastro.

Il suo unico album solista, “Dedicato a Giovanna G.”, con la sua copertina oltraggiosa, è un album soft-prog, ovviamente dominato dalle tastiere di Hunka (in particolare dal suo organo Hammond auto-personalizzato) e dalla strana voce tremolante che ricorda Demis Roussos o i Bee Gees. Tra i musicisti di supporto di allora c'erano il batterista Nunzio "Cucciolo" Favia degli Osage Tribe e il chitarrista Ivan Graziani.

Dopo l'uscita dell'album Carlotto si unì ai Dik Dik, nel 1973, sempre con il batterista Cucciolo che suonò con lui anche più tardi come "Carlotto & Cucciolo". Presumibilmente ha anche pubblicato un album elettronico nel 1984, “Promise of love” (Atlantide AMX 12003), sotto il nome di Karl Otto. Nel 2011 Roberto Carlotto si è unito alla riformata Analogy suonando con loro molti concerti.

Nei primi anni 2000 Roberto Carlotto inizia una collaborazione con il tastierista Joey Mauro, talentuoso utilizzatore e riparatore di tastiere vintage; insieme hanno rivitalizzato il nome Hunka Munka e recentemente hanno pubblicato un nuovo album chiamato "Foreste Interstellari" in cui Carlotto scrive testi, suona le tastiere e canta come protagonista. Joey Mauro suona anche le tastiere e scrive le musiche insieme a Mr. Hunka Munka.

 

 

“Foreste Interstellari” è un ritorno alle origini, un disco prog la cui genesi risale a quasi 20 anni fa, almeno per quanto riguarda alcuni brani che sono stati rivisitati a più riprese e proposti ora con una nuova veste. Ciò che non cambia rispetto al passato sono le elaborazioni su strumenti tradizionali con distorsioni esasperate, un mix tra antico e presente che rappresenta il paradigma del genere.

I testi in lingua italiana permettono una facile decodificazione e contribuiscono a rinnovare la tradizione del prog italico, tra metafore e viaggi sognanti che, uniti alle musiche, alimentano il modus onirico, il sogno ma… ad occhi aperti.

Il combo Unka Munka rappresenta l’unione di Roberto Carlotto(voce e tastiere) e Joey Mauro(tastiere, orchestra).

 

Apre l’album “La dama della foresta” …

Biondi capelli e signor vestiti, il fuggire vostro da qual mariti, la mia domanda sgarbata e stolta, ma la foresta dà già risposta, si fermi qui…

Tastiere sugli scudi per un brano sognante, dove le atmosfere orchestrali si sposano ad un rock settantiano e ad una ritmica insistente, con stacchi e ripartenze, ma senza un attimo di respiro.

Segue “Brucerai” …

Bugiardo ipocrita brigante sei, quanto male hai fatto, agli amici tuoi, fingendoti leale, bastardo sei, ma dove vai c’è già qualcuno che ti aspetta là, professione traghettatore, assunto in regola con Satana…

Brano dalla cadenza regolare, condito da virtuosismi personali e melodie che riportano al primo progressive italiano, in cammino su una strada limite, quella che separa il rock tradizionale da quello contaminato a oltranza.

Personalmente mi affascina il tono, il colore della voce di Carlotto, che riesce ad essere caratterizzante.

“La solitudine delle stelle” è un brano strumentale, un duetto tra pianoforte e voce, con effetti annessi. Che dire, aulico, sacrale, riflessivo, impegnativo… da ascoltare ad occhi chiusi!

Con “Idee Maledette” si ritorna alla lunga durata, oltre otto minuti…

Esistenti sicurezze, non portano mai soluzioni, soltanto un bene tacito risvolto e mere illusioni, che tu sia maledetta idea mia, maledetta via.

Tipica costruzione prog, con synth in primo piano che disegna la melodia, mentre la sezione ritmica spacca e il tappeto tastieristico prepara il lavoro di chitarra elettrica.

“L’Uomo Dei Trenini” è un altro strumentale che si carica di sonorità onomatopeiche, mentre emergono le immagini di un treno, di un viaggio, di un uomo solitario in una stazione di periferia, un quadretto perfetto che fa da trait d’union con la parte rimanente.

“I Cancelli Di Andromeda”, strumentale, è caratterizzato da un giro di tastiere scritto sul finire degli anni ’90 da Joey Mauro.

Bellissimo, pungente, con l’elettrica di Gianluca Quinto in primo piano, al pari delle divagazioni da synth che appaiono quanto mai funzionali alla traccia, anche se un certo gusto per le magie sonore appare evidente e comprensibile.

E arriviamo alla title track, “Foreste Interstellari”, l’episodio più lungo dell’album, quasi dodici minuti.

Chiudi gli occhi per lasciare la tua fantasia volare, per calarti giù nel mare, più profondo, per scoprire questo tuo pianeta vivo, un tempo nato e poi formato insieme a stelle e meteoriti, pezzi grezzi di granito, e volo tra gli spazi siderali, in mondi nuovi e foreste interstellari.

Una mini-suite, dove i tempi composti - e l’assolo - di Marcantonio Quinto contribuiscono a fornire la corretta dinamicità del brano, della storia raccontata, tra fughe e riflessioni. A mio giudizio brano rappresentativo dell’intero album e della proposta dell’attuale Unka Munka. E non sarebbe male ascoltarla dal vivo!

“Amanti come noi” è la traccia che più si avvicina alla forma canzone tradizionale…

I nostri ruoli ormai troppo diversi, solo ora mi è chiara la tua irruenza, la sopportazione, dopo la tua arroganza, ho deciso, lascio tutto, libero di andare via…

Magnifica, la sintesi dell’incomunicabilità, della fine di un amore, un pezzo sentimentale trattato nel modo "corretto", un lentaccio anni ’70 che non dovrebbe faticare per trovare una rotazione radiofonica…

Si conclude con “La Stanza Dei Bottoni”, la canzone più breve.

Il viaggio prosegue, il treno continua il suo percorso attraversando la campagna e salutando le anime in attesa, un viaggio senza fine, come la musica di Roberto Carlotto, nata oltre cinquant’anni fa e ancora viva.

Un album davvero inaspettato, un ritorno al passato con schegge di innovazione presentate attraverso un pensiero… analogico, che non vuol dire “vecchio”, ma solo di estrema qualità.

Consigliatissimo!

Tracklist (cliccare sul titolo per ascoltare)

La Dama Della Foresta (7:52)

Brucerai (5:55)

La Solitudine Delle Stelle (2:20)

Idee Maledette (8:08)

L’Uomo Dei Trenini (2:24)

I Cancelli Di Andromeda (5:20)

Foreste Interstellari (11:49)

Amanti Come Noi (4:30)

La Stanza Dei Bottoni (2:06)

Band:

Roberto Carlotto: Voce e tastiere

Joey Mauro: Tastiere e orchestrazioni

Special Guests:

Marcantonio Quinto: Batteria e percussioni

Gianluca Quinto: Chitarra

Andrea Arcangeli: Basso

Andreas Eckert: Basso

Alice Castagnoli: Voce e cori

Tony Minerba: Voce

 

 

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