Privative Alpha - 21 Grams

Postato in Yasta la Vista

Scritto da: Athos_Enrile

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Privative Alpha 21 GramsAreasonica, 2022

 

 

 

La proposta musicale di Daniele Ferrorisiede da sempre all’interno di confini molto ampi, una zona di lavoro che, in questi anni, lo ha visto muoversi glissando agevolmente tra generi differenti, avendo sempre come base il mondo del rock e le mani che impugnano una chitarra elettrica.

L’ultimo progetto appare davvero ambizioso e prende il nome di Privative Alpha, denominazione con cui presenta l’album “21 Grams”, in uscita il 16 settembre.

La lunga ed esaustiva intervista realizzata con Daniele (autore di testi e musiche) che riporto a seguire, appare illuminante e aiuta a comprendere i dettagli di un lavoro raffinato e di un certo impegno, ma provo ad anticipare il succo e a commentare i brani.

Il termine/concetto “21 grammi” è diventato ormai di immediata comprensione e riporta a ciò che si pensa sia il peso dell’anima, una misura effettiva e non simbolica, che in questo concept album riporta a sette episodi differenti, sette storie che, nel momento del trapasso, si snodano in maniera differente, rispecchiando probabilmente il precedente stile di vita.

Conosco da molto anni l’autore, soprattutto attraverso la sua musica - che spesso si dimostra rivelatrice anche quando chi crea si crogiola nella sua cripticità di linguaggio, magari apice del suo sforzo intellettuale - e ho sempre apprezzato la sua voglia di ricerca di panorami da esplorare, avvertendo in lui un certo fastidio rivolto all’immobilità e alla poca voglia di osare.

“21 Grams” mi sembra il compendio di un percorso che, a dispetto della giovane età di Ferro, appare ricco di elementi “da racconto”, con una lettura del mondo circostante che si realizza attraverso figure umane tratte dal quotidiano, basiche ma complesse, fornendo in ogni episodio “l’emozione del protagonista, fornendogli una colonna sonora che si interseca con le parole dei testi a descrivere come l’amore, l’odio la paura e la gioia non siano altro che parti di un tutto che ci rende ciò che siamo e che ci tende a ciò che vorremmo essere”.

Variegata la lista degli amici/collaboratori che si dipana nei vari brani, con un diverso vocalist per ogni traccia, come sarà evidente dalla descrizione di ogni brano. Tutte le liriche sono in lingua inglese.

 

 

Si parte dall’intro strumentale “My 21 grams”, un suggestivo e struggente ultimo atto di forte impatto, un perfetto disegno sonoro che idealizza il dolore, l’attaccamento alle radici terrene e il passaggio oltre il conosciuto.

 

 

Il primo pezzo cantato si intitola “Soldier (Too far from home):

Maurizio De Palo-batteria

Sonia Miceli-basso

PJ Abba-tastiere

Daniele Ferro-chitarre

Andrea Garbarini-voce

Un soldato per lavoro e per vocazione, troppo lontano da casa e destinato a morire da solo…

 

 

Brano tecnicamente complesso, dove il virtuosismo strumentale appare a completa disposizione del racconto, con un tessuto “prog” intinto nel rock più metallico, una fusione tra le trame tastieristiche di Abba e l’elettrica di Ferro, con Andrea Garbarini che fa seguire la sua scia vocale indelebile e caratterizzante.

A seguire “Outcast (blame the fool)”:

Maurizio De Palo-batteria

Sonia Miceli-basso

Simone Campete-tastiere

Daniele Ferro-chitarre

Luca Cristiani-voce

Ciò che mi ha ucciso profondamente è stata l’indifferenza. Forse merito il mio destino, ma sono sicuro che nessuno merita la tristezza di una vita solitaria…

 

 

Cinque minuti e mezzo di bellezza pura, dal tratto genesesiano - grazie anche al colore vocale di Luca Cristiani -, con un finale che evidenzia intrecci tra la solista e le tastiere di Simone Campete. Notevole il lavoro della sezione ritmica, che in un disco come “21 Grams” non può limitarsi ad un contributo “controllato”.

Notevole creazione e grande interpretazione!

“Wife (Reunification)” vede la seguente line up:

Maurizio De Palo-batteria

Sonia Miceli-basso

PJ Abba-tastiere

Daniele Ferro-chitarre

Francesca Marotta-voce

L’eternità durerà solo un paio di giorni… il mio cuore è sempre lo stesso del nostro primo incontro e ogni respiro che mi manca sento che siamo un passo più vicini… ci apparteniamo per sempre…

 

 

Chi non ha mai pensato a cosa accadrà dopo… ci sarà una riunificazione degli affetti? E se il possibile incontro fosse quello tra un uomo ed una donna che hanno condiviso gran parte del loro percorso terreno?

Da brividi. Da lacrima che cola… insomma, “usiamola” in modalità solitaria se abbiamo bisogno di nascondere i nostri sentimenti!

Ascoltandola ho pensato alla perfetta colonna sonora di un film a tema, una ballad certamente riuscita.

Un plauso a Francesca Marotta che mantiene alta la tensione e la drammaticità dell’atmosfera.

In un mondo normale una hit da continui passaggi radiofonici!

Arriviamo a “SON (SIlence between us)”:

Maurizio De Palo-batteria

Sonia Miceli-basso

Simone Campete-tastiere

Daniele Ferro-chitarre

Davide Crisafulli-voce

Il classico tema dell’incomunicabilità, che quando riguarda padre e figlio si trascina per sempre, con rammarichi e rimpianti che diventano buchi insanabili…

Ma più degli anni che la vita mi ha tolto, più della rabbia che ha bruciato la mia vita, il fuoco che ancora mi brucia dentro riguarda le parole che non ci siamo detti. E ora il silenzio tra noi non è più una scelta…

 

 

Difficile non riconoscersi in un’immagine simile, e tale tema aveva bisogno di un suono dirompente, una rottura degli schemi precedenti, con l’urlo “disperato” di Davide Crisafulli che imperversa in lungo e in largo all’interno di un brano molto duro, metallico, con un sottofondo drammatico e un ritmo incalzante che toglie il fiato e preannuncia la novità ad ogni svoltar d’angolo… sonoro.

In “MOTHER (A new flower)” la protagonista dà la propria vita per garantire la stessa al suo figlio nascituro…

Maurizio De Palo-batteria

Sonia Miceli-basso

PJ Abba-tastiere

Daniele Ferro-chitarre

Cristina Di Bartolo-voce

Il mio presente è la tua vita, non avere paura, e ogni volta che avrai bisogno di me guarda il cielo… per ogni fiore che appassisce un nuovo sole sorge.

 

 

Ma che poeta Daniele! Momento toccante, d’altronde descrivere il legame tra una madre e il proprio figlio conduce alla assoluta serietà; certo è che la storia che elaborata da Ferro mette in risalto tutta la sua sensibilità e la necessità di riflessione.

Una nuova voce, quella di Cristina Di Bartolo, delinea l’andamento lento e pacato, mentre si dipanano i tappeti armonici di Abba, capaci di sottolineare il mood unico idealizzato dall’autore, che utilizza i suoi “solo” per penetrare a fondo nel cuore dell’ascoltatore.

Una nuova formazione quella che ha il compito di realizzare “Priest (Soulfly)”:

Maurizio De Palo-batteria

Sonia Miceli-basso

PJ Abba-tastiere

Daniele Ferro-chitarre

Ivan Gallici-voce

Ora è il momento di sentire tutto il tuo amore Signore, nelle tue mani ho messo la mia anima, con tutta la mia fiducia ho passato i miei giorni a cercarti in ogni faccia e per favore… perdona i miei errori…

 

 

È la voce di Ivan Gallici che introduce il pensiero di un uomo di Dio nel momento dell’incontro atteso e immaginato in un modo preciso.

La chitarra elettrica di Ferro segue i movimenti dei differenti stati d’animo e l’emozione sale, così come si evolve la dinamicità del brano.

In chiusura troviamo “Immobilized” (Make her fly)” …

Maurizio De Palo-batteria

Sonia Miceli-basso

Simone Campete-tastiere

Daniele Ferro-chitarre

K-voce

Non importa se non c'è il paradiso che mi aspetta, 21 grammi per sentirmi rivivere…

 

 

A volte lasciarsi alle spalle il dolore terreno risulta un sollievo, ad esempio quando una menomazione improvvisa interrompe il normale ciclo della vita e anche la quotidianità diventa impossibile da affrontare con serenità.

Un pezzo conclusivo dalla forte drammaticità sonora, dove si palesa la capacità della musica di condizionare gli stati d’animo e di raccontare, a volte, anche senza un testo.

Al momento non ci sono a disposizione sample musicali, cosa che accadrà in occasione dell’uscita dell’album che, ricordo, nasce da un’idea di Daniele Ferro che è autore e driver del progetto.

Un disco sorprendente, con un fil rouge che unisce gli episodi trattando un tema che tocca ogni singola anima e che pone quesiti che accompagnano per tutta la vita, mantenendo vivi dubbi e speranze, il tutto vissuto spesso con paura e preoccupazione, a volte fede altre improbabile indifferenza.

Quando le liriche sono di qualità, il brano musicale - che potrebbe essere definito tale anche senza di esse - acquisisce un valore aggiunto e l’energia totale aumenta: è questa una mia vecchia teoria che prende maggiore forma dopo l’ascolto di “21 Grams”, un disco che in tempi diversi si allargherebbe - nella diffusione - a macchia d’olio, e che mi auguro di contribuire a condividere.

Curioso di vedere l’estrapolazione dei differenti musicisti in fase live.

Una bella sorpresa in tempi davvero bui per la nostra musica!

 

 

L’intervista…

“21 GRAMS” è il tuo nuovo lavoro e, sebbene siano molti i tuoi collaboratori, mi pare che il progetto sia stato totalmente partorito dalla tua mente: puoi sintetizzarne il contenuto, visto che siamo al cospetto di un album concettuale?

“21 Grams” parte dalla curiosità scientifica per cui nel momento della morte la persona si alleggerisca di 21 grammi, ossia del peso dell’anima. Per chi non lo avesse visto consiglio anche il film con questo titolo, che trovo sia un capolavoro al punto che in una certa misura ha contribuito ad ispirare il concept, anche se solo come spunto di partenza. I 7 personaggi riuniti nell’intro rianalizzano la loro vita a posteriori ed in questo ognuno di loro vive il suo aldilà in maniera differente. C’è chi prova rabbia, come il soldato lontano da casa o il figlio che non ha potuto comunicare con suo padre, chi se ne va sereno e colmo di speranze, come nel brano “Wife”, che parla di ricongiungersi, o il brano “Mother”, in cui la protagonista dà la vita per garantire la stessa al suo figlio nascituro. C’è chi se ne va pieno di domande, come il prete o il folle (“Priest” e “Outcast”) e chi invece prova solo sollievo, come nel brano “Immobilized”. 7 brani autoconclusivi in 7 storie, ognuna con una voce differente. Tanto siamo diversi da essere a essere umano durante il percorso tanto lo siamo alla fine di esso e la morte stessa può assumere un significato diverso alla luce della vita di cui disponiamo. A parità di evento è la lettura che ne diamo soggettivamente a conferire una reale valenza, se dovessi riassumere il concetto di base. Anche perché qui la morte è il pretesto unificante per parlare di vita, di amore filiale, genitoriale, di coppia, verso Dio, verso sé stessi.

Siamo molto lontani dai tuoi ultimi impegni discografici - almeno quelli da me conosciuti - più dediti al pop e, senza incollare etichette precise, possiamo dire di essere oggi al cospetto di un rock contaminato: può calzare come descrizione?

Come sai, e apprezzo come è stata posta la domanda, non amo etichettare la musica altrui come la mia, direi che l’album ha sicuramente alcuni stilemi tipici del progressive, un manierismo che magari richiama quel filone incluso nella categoria dell’art rock, ma di fatto è sicuramente un disco rock e sicuramente è contaminato da molteplici aspetti che mi affascinano della musica, anche perché le immagini del concept erano nitide in fase di stesura pertanto ho potuto pescare da me stesso quasi come fosse una colonna sonora, o almeno quello era l’intento.

Il tema che hai scelto, il messaggio, l’idea che si cela dietro al concept… il tutto sa molto di “impegno”: può essere un primo bilancio di vita, un primo segno di vicinanza alla maturità?

Purtroppo, o per fortuna sono molti anni che faccio bilanci su me stesso. È interessante perché si ritorna al concetto iniziale, lo stesso evento a distanza di tempo muta il suo senso attraverso le conseguenze che genera. Il dolore diventa apprendimento, la gioia diventa ricordo e così via. Trovo che la tematica fosse interessante e stimolante, sicuramente ci sono numerosi bilanci all’interno, sicuramente per i personaggi. Dire in quale misura rientrino i miei stessi bilanci all’interno delle loro storie è complesso. Magari sarà materia del prossimo bilancio.

Hai scelto musicisti precisi per ogni brano: con quale criterio hai individuato i collaboratori?

Grazie per la domanda. Ho avuto la fortuna di collaborare con molti musicisti per questa avventura ed è stata una delle parti più belle del viaggio. Anche perché per molti di loro conoscevo le grandi doti dello strumentista ma trovarsi a collaborare su materiale originale mi ha permesso di entrare in contatto con il musicista. Così ogni cantante ha messo del suo nelle mie linee melodiche, portandole ad un livello superiore e sorprendendomi, la sessione ritmica rimane la stessa in tutto il disco e ringrazio Sonia Miceli e Maurizio De Palo per aver trovato soluzioni davvero belle e aver dato un contributo fondamentale alla resa del disco. Per le tastiere mi sono appoggiato al mio amico Pj Abba (con cui sai già le collaborazioni precedenti) e per tre brani a Simone Campete, che aveva suonato sull’ultimo capitolo dei Dagma Sogna. Due tastieristi differenti, Pier più dedito alla ‘parte’, Simone più immerso nel mondo ‘sonoro’, per cui la scelta è stata facilmente decretata dalle necessità del brano.

Mi parli degli aspetti tecnici e gestionali, tra produzione e distribuzione?

La produzione del disco è stata complessa ed è durata parecchio tempo. A settembre dell’anno scorso ho iniziato con Maurizio un intenso scambio di file che si è concretizzato a febbraio nelle stesure complete. A seguito di queste è salita a bordo Sonia e ho iniziato le registrazioni vere e proprie. Le batterie e le voci son state seguite da Francesco Genduso agli Onda Studio di Imperia. Il resto è stato gestito da me. La fase di coordinamento del lavoro dei cantanti è stata molto bella ma anche la più complessa logisticamente. Finite le voci il materiale è passato al mio amico Giovanni Nebbia, con cui come sai collaboro da anni per la finalizzazione Mix e mastering. La promozione e la parte discografica verrà gestita da Areasonica e Marcello Carrabba, che ringrazio e che ha davvero voluto questo disco. La distribuzione avverrà attraverso tutti i canali canonici, dal disco fisico che si può richiedere a me o alla etichetta stessa ai canali digitali ormai necessari per una distribuzione importante.

Quando uscirà l’album? Come pensi di pubblicizzarlo?

Il disco uscirà a settembre, il giorno 16. Sto lavorando ad un incontro con chi può essere interessato qui nella mia Savona e mi sto coordinando con la etichetta per valutare tutte le iniziative che possano portarci nuovi ascoltatori. Chiaramente usciranno recensioni e le riviste come la vostra sono fondamentali per noi artisti perché raccolgono lettori interessati e competenti.

Ti conosco da molti anni ormai e ho sempre avuto la sensazione, forse errata, che tu fossi alla ricerca costante della tua esatta dimensione, magari spinto da quelle delusioni professionali che caratterizzano tutti i percorsi di vita: con “21 GRAMS” siamo vicini alla fermatura del cerchio?

Bella domanda ma di difficile risposta. Non so se il ‘cerchio’ possa mai avere una quadratura, passano gli anni e mi pare che semplicemente vari la prospettiva, messa a posto una faccia di questo cubo di rubrik che è la vita un’altra cambia colore. Forse è il bello del gioco e le parole stesse ci indicano che non si giunge mai del tutto, io non ho mai visto nessuno geometricamente quadrare un cerchio. Di sicuro ci stabilizza, si procede; si cambia, ci si reinventa, tutto questo grazie agli altri. Perché ho mutato parecchie convinzioni nella mia vita, ma non il fatto che siamo ciò che siamo grazie alle persone che vivono la nostra vita con noi. Grazie ancora per le domande e a presto.