Phoenix Again - Friends of Spirits

Postato in Yasta la Vista

Scritto da: Athos_Enrile

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Articolo già proposto su MAT 2020 di giugno
 
 
PhoenixAgainFriendsOfSpiritAutoprodotto, 2019
 
 
 
 
 
L’album che propongo, “Friends of Spirit”, rappresenta per il nucleo originale dei Phoenix Again un episodio apparentemente sganciato dalla loro proposta musicale più conosciuta - quella legata alla musica progressiva -, ma in realtà è il vero punto di partenza che nel tempo si è trasformato in collante di ogni tipo di situazione musicale e affettiva.
La chiacchierata che propongo a seguire svela nei dettagli questo progetto acustico che parte da un mondo molto lontano almeno dal punto di vista temporale, ma l’evoluzione culturale avvenuta e il contesto derivante, potrebbero davvero ricondurre a musica per pochi eletti… e invece no.
“Friends of Spirit” è un album strumentale costituito da brani nuovi e altri antichi e riarrangiati, e appare come fresco e assolutamente sganciato da ogni collocazione specifica, se non quella del pieno esercizio acustico basato su sapienti trame chitarristiche.
Ed è un disco che raccoglie una richiesta, quella di un pubblico che, magari casualmente, assiste ad uno dei rari concerti unplugged dei P.A. e rivendica brani che ascolta nell’occasione e che non ritrova nella discografia ufficiale. Impossibile non soddisfare l’audience, soprattutto quando l’insistenza va a toccare la memoria e il cuore, elementi che unirono i tre fratelli Lorandi nei seventies, quando ogni occasione era buona per imbracciare lo strumento e proporre la musica dei miti del momento: tre chitarre acustiche, che incontrano oggi nuove generazioni - di pubblico e di musicisti - e disegnano un quadretto sonoro emozionante.
Nei nove brani che contengono l’album emergono skills di primordine ma, soprattutto, si delinea un viaggio, quello che coinvolge culture e tradizioni variegate, suscitando un piacere d’ascolto che raramente ho trovato, e che giudico sia fruibile da un ampio pubblico.
Nell’intervista emerge il concetto di “coraggio”, necessario per investire su di un progetto inusuale, ma non si fa fatica nel capire la genuinità della proposta e, personalmente, mi risulta facile l’immedesimazione, il “mettermi nei panni altrui” per comprendere l’essenza di un lavoro davvero pregevole.
Un album che consiglio senza condizioni, la buona musica non ha confini e barricate, e con un piccolo sforzo di comprensione - essenzialmente le storie di vita che hanno portato alla realizzazione di “Friends of Spirit”-, al godimento da ascolto si aggiungerà la bellezza del fluire delle cose, e questo è, a mio giudizio, un forte valore aggiunto.
Ecco un esempio di quanto accade dal vivo…


 
 
Tracklist: 1. Friends of Spirit 2. On the Melody 3. Pasión 4. Habanera 5. Mediterranea 6. Free Ireland 7. Alma Española 8. Eppur Si Muore 9. Vicino a Te
 


 
 
La chiacchierata…
 
L’album “Friends of Spirit” appare come una novità, per chi vi avesse conosciuto ultimamente, ma è in realtà un ritorno alle origini: come è nata l’idea?
 
Questo album (il quarto in studio), distribuito da Ma.Ra.Cash Records, rimarrà un album unico per i Phoenix Again, poiché il prossimo rimarcherà le nostre sonorità più Prog-rock ( ci stiamo già lavorando). Come dici tu, è un ritorno alle origini. Io e i miei due fratelli, Sergio e Claudio, negli anni Settanta ci divertivamo a suonare brani di CSN&Y, Amazing Blondel, Mike Oldfield, Al di Meola, Paco de Lucia, John McLaughlin, Inti Illimani, con tre chitarre acustiche. “Friends of Spirit” è nato per soddisfare una richiesta fattaci da un pubblico che, partecipando ai nostri live in acustico (in tutto una decina negli ultimi anni, durante i quali abbiamo collaborato prima con lo scrittore Giorgio Mazzolari e poi l’artista giapponese Mitsuyasu Hatakheda), ci richiedeva il CD contenente i brani eseguiti durante lo spettacolo; tra il pubblico, erano parecchi i giovani e le persone distanti musicalmente dal Prog, pertanto da qui è nata l’idea di pubblicare un album "semi-acustico" (qualche inserto di chitarra elettrica ce lo siamo pur concessi!).
 
E’ cosa usuale per le band creare spazi per il set acustico, affascinante, ma anche pratico e meno impegnativo dal punto di vista organizzativo; nel vostro caso c’è molto di più, perché le elaborazioni alla chitarra rappresentano le vostre origini: che cosa significa per voi l’esibizione unplugged? Si può stabilire una vostra preferenza rispetto al concerto elettrico?
 
Non abbiamo preferenze tra le due opzioni: per noi l’importante è divertirci e divertire suonando. Durante i due concerti di presentazione dell’album (alla Casa di Alex a Milano ed al Parkvilla Theatre nei Paesi Bassi) abbiamo diviso lo spettacolo in due set - prima parte in acustico con presentazione nuovo album e seconda parte in elettrico -, eseguendo una selezione di brani dei nostri tre album precedenti. L'idea è stata apprezzata dal pubblico; era come se i Phoenix Again acustici aprissero il concerto ai Phoenix Again elettrici: faticoso ma divertente.Devo doverosamente ringraziare mio nipote Alfonso Di Vincenzo, new entry nella band, che in questi due live ha sostituito alle percussioni mio figlio Giorgio Lorandi.
 
I brani che proponente sono nuove creazioni o rivisitazione di tracce antiche?
 
Alcuni brani nuovi, altri di vecchia composizione, tolti dal nostro cassetto storico. Due brani, in particolare, sono vecchie conoscenze: Eppur si muore e Free Ireland erano presenti già sul nostro primo album "Threefour" e sono stati ri-arrangiati in acustico.
 
Come vive questo percorso alternativo la parte “nuova” della band?
 
I ragazzi si sono lasciati coinvolgere attivamente da questa avventura, collaborando negli arrangiamenti e divertendosi a suonare i nuovi pezzi, mettendoci carica e passione.
 
Avete vissuto in prima persona un passaggio musicale epocale: esiste un fil rouge che lega quegli anni ’70 al periodo attuale?
 
Abbiamo amato tutti la fase musicale straordinaria degli anni Settanta e un pò tutti si ispirano ai grandi del passato. Credo però che anche attualmente ci siano ottimi gruppi che fanno buona musica; il problema deriva anche dagli ascoltatori, spesso troppo nostalgici o restii ad accettare novità. Uno "sport" che piace a tutti è quello di paragonare ciò che nasce nell'attualità con quello che è stato fatto nel passato e, così facendo, si perde sovente il gusto per l'ascolto, per l'emozione.
 
Mi ha colpito una frase della vostra presentazione, “…abbiamo avuto tutti il coraggio di lanciarci nella produzione di un album che, forse, non tutti capiranno…”: vi siete posti il problema di non essere compresi, di deludere chi vi segue?
 
Sapevamo che con questo album avremmo potuto destare sorpresa nei nostri sostenitori, ma, come sempre, siamo partiti convinti di presentare qualcosa di diverso. Noi crediamo sempre nei nostri progetti e per noi è importante avere diffuso, anche se secondo le nostre limitatissime possibilità commerciali, il Progressive Rock (in forma pur diversa) rivolgendoci ad ascoltatori che non hanno mai sentito o apprezzato questo genere musicale. Inoltre, resta da dire che noi, attualmente e probabilmente anche in futuro, ci troviamo in una posizione privilegiata: registriamo dischi perché questo ci diverte e non perché è il lavoro da cui cerchiamo di trarre risorse economiche e di sostentamento. A noi interessa molto creare musica che appaghi chi ci ascolta, ma ci intessa anche che il prodotto finale soddisfi noi stessi in primis, e questo “Friends of Spirit” è un disco che abbiamo tutti voluto fortemente.
 
Avete pensato a momenti di incontro (concerti, presentazioni) per pubblicizzare l’album?
 
Certamente, oltre ai due sopra citati live, siamo in attesa di confermare alcune date che saranno pubblicate sul nostro sito e sui vari social network.
 
 
 
Line up PHOENIX AGAIN:
 
Antonio Lorandi: basso acustico
Sergio Lorandi: chitarra acustica
Marco Lorandi: chitarra acustica
Andrea Piccinelli: tastiere
Silvano Silva: batteria e percussioni
Giorgio Lorandi: percussioni e voce