Ulver - The assassination of Julius Caesar (2017)

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Scritto da: Alberto Calorosi

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ulver The Assassination of Julius CaesarLabel: House of mythology

Issued: 2017

 

 

 

 

 

 

Il concept prende lentamente la forma di un inno alla decadenza (Southern gothic, So falls the world): una generica riflessione sulla necessità umana di superominismo (Rolling stone) e trascendenza (1969). Vivere immersi in una Storia circolare, acronica e spietata: un universo dove la morte di Lady Diana e il rogo di Roma ad opera di Nerone (Nemoralia) confluiscono in un'unica locuzione temporale, il 18 di luglio, o giù di lì. Dove l'attentato a Giovanni Paolo II non è altro che una transverberazione perpetrata dall'onnipotente medesimo (Transverberation, appunto). L'ultimo, colloidale album degli Alphaville di Oslo suggerisce tinteggi episodicamente iconoclastici rispetto alla fluortodossia synthpop dei bei tempi. Per esempio nelle declinazioni slow-dance-fico-funk di Rolling stone, collocabile tra i Daft punk che ritirano il Grammy e i Depeche mode inizio-millennio-III che mangiano la pastasciutta, con una progressione finale che potrebbe riportarvi alla mente On the run, sì, quella dei Pink floyd. O nell'oscurità renderizzata della conclusiva Coming home, una specie di Pimpf eseguita dai Nine inch nails nella formazione di Downward Spiral. O infine nelle tinte atmos/kraut di So falls the world, o magari nel Belouis some ginecomastico di Transverberation. Una ricontestualzizazione del suono, pensateci, quasi dadaista, tipo fontana di Duchamp. Un dadismo rivolto al passato. Un dadaismo vintage. Uh, niente a che vedere con Duchamp, quindi.

 

Sì però avrei fretta: Rolling stone / Coming home