AstorVoltaires - La Quintaesencia de Júpiter

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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AstorVoltaires La Quintaesencia de Júpiter(Slow Burn Records, 2018)

Voto: 75

#PER CHI AMA: Doom/Post-rock, Antimatter

 

 

 

Juan Escobar è musicista cileno parecchio attivo nella scena underground. Dopo aver militato negli ormai disciolti Mar de Grises, e aver fatto parte di una miriade di band tra cui Lapsus Dei e Bauda, il factotum sudamericano, ora trasferitosi in Repubblica Ceca, non solo è mente degli AstorVoltaires, ma anche membro di gente del calibro di Aphonic Threnody o Mourning Sun. Nei ritagli di tempo, si fa per dire, si diletta con la sua creatura, gli AstorVoltaires appunto, da poco usciti con questo 'La Quintaesencia de Júpiter', a rappresentare il terzo album, uscito a sei anni di distanza da 'BlackTombsForDeadSongs'. La proposta di Juan è all'insegna di un umorale post-rock, ampiamente suonato in acustico. I riferimenti per il nostro bravo artista, ci guidano in primis verso gli Antimatter dell'amico Mick Moss, piuttosto che indirizzarci verso le cose più malinconiche degli Anathema, penso ad un lavoro come 'Eternity', ad esempio. E il risultato non può che essere eccellente. "Manifiesto" è la perfetta song da collocare in apertura, un malinconica traccia strumentale che apre magnificamente questo lavoro che per alcune cose, proprio rinverdendo i bei tempi degli Anathema, si avvicina ad una song come "Angelica". Peccato solo per l'assenza della voce, che esce invece nella seconda "Hoy", una canzone aperta da un lungo tratteggio di chitarra acustica e piano, e poi la calda voce di Juan, che come una sorta di artista di strada, sembra volerci intrattenere con le sue melodie dalle tinte autunnali, che verso metà brano, sembrano caricarsi di maggiore energia. "Un Gran Océano" strizza l'occhiolino ancora alla band dei fratelli Cavanagh, con una maggiore elettricità a livello ritmico e con le liriche cantate in spagnolo. La voce drammatica del vocalist è davvero buona e ben si amalgama con la poetica musicale messa qui in scena, seppur inusuale per questo genere musicale. Strano ma originale e per me questo basta a giudicare in modo estremamente positivo la performance del nostro bravo polistrumentista. "Thrinakia: El Reino del Silencio" è un altro esempio dove la malinconia funge da driver del flusso sonico, che si oscura in un break centrale atmosferico che sembra arrivare da un qualunque lavoro sperimentale dei Pink Floyd. Il retaggio doom del mastermind c'è e si sente (e non è affatto un male), soprattutto nella coda un po' più pesante di questa traccia. Più eterea invece "Un Nuevo Sol Naciente", vicina a morbide sonorità post-rock che chiamano in causa nuovamente gli intimismi degli Antimatter, i Lunatic Soul o più semplicemente Juan Escobar stesso in questo 2018. "Arrebol" è un altro pezzo strumentale che ci rimette in armonia col mondo mentre con le conclusive "La Quintaesencia de Júpiter" e "Más Allá del Hiperbóreo", Juan propone l'espressione più "dura" della propria musica, con la lunga title track prima ed una chiusura con una breve song che evoca invece spettri di "ulveriana" memoria. In definitiva, 'La Quintaesencia de Júpiter' è un buon lavoro, che stacca dalle precedenti produzioni di Juan e spinge i suoi AstorVoltaires in una nuova sfida, da prendere o lasciare.