Hallig - A Distant Reflection of the Void

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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Hallig A Distant Reflection of the Void(Talheim Records, 2018)

Voto: 75

#PER CHI AMA: Epic Black

 

 

 

Dal bacino della Ruhr, ecco tornare sulle scene gli Hallig, dopo un'attesa durata ben sei anni dal precedente debut album '13 Keys to Lunacy'. In mezzo, solo un promo cd nel 2016, con due pezzi ("To Walk with Giants" e la debordante "Im Aufwärtsfall") peraltro inclusi in questo nuovo 'A Distant Reflection of the Void'. La proposta del sestetto teutonico è avvincente sin dall'opener "A Dawn beneath Titanium Clouds", grazie ad un black metal epico e moderno che affascina per una componente vocale abile a districarsi tra un acido screaming e un più suggestivo cantato pulito, mentre le ritmiche convulse imperversano serrate. C'è anche modo di godere di suoni più compassati nel corso dell'ascolto, con la sei corde che accenna addirittura ad un assolo verso metà brano, mentre la traccia continua poi a muoversi su svariati cambi di tempo, che avvicinano la proposta degli Hallig al black progressive degli Enslaved. "Neues Land" conferma la proposta dei ragazzi teutonici con oltre quattro minuti di sonorità estreme, pur mantenendo una forte linea melodica. Le atmosfere sono gelide, lo si evince con "Trümmer" ed un comparto chitarristico che chiama in causa lo Swedish black degli Unanimated; interessante qui l'utilizzo del basso in sottofondo a guidare la ritmica devastante del combo germanico. Con "Straight to the Ninth" la durata dei brani si fa più importante, andando qui a sfiorare i dieci minuti, fatti di suoni atmosferici (una tempesta sorretta da una chitarra in tremolo picking aprono infatti il pezzo), ritmiche mid-tempo, growling, screaming e cleaning ad intrecciarsi tutti su scorribande musicali che sembrano arrivare direttamente dalla musica classica. Una sensazione che viene piacevolmente confermata anche dalla furia sonora di "To Walk with Giants". Un intermezzo acustico assai melodico, "Into Infinity" e arriviamo al trittico di song finali che, dalla coinvolgente "From Ashes All Blooms" giunge, passando dalla nervosa "The Starless Dark", alla conclusiva title track che per dieci minuti ha modo di riempire le nostre orecchie con l'ottimo black metal di una band che merita tutta l'attenzione dei fan. Se ben supportati infatti, gli Hallig avranno modo di ergersi a portabandiera di un filone black tutto da esplorare.