The Canyon Observer - Nøll

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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The Canyon Observer Nøll(Kapa Records/Vox Project, 2018)

Voto: 75

#PER CHI AMA: Post Metal/Sludge/Doom

 

 

 

Tornano gli sloveni The Canyon Observer con un album nuovo di zecca, edito sempre dalla Kapa Records, in collaborazione questa volta con la francese Vox Project. Le coordinate stilistiche del quintetto rimangono fedeli alle origini, un post metal miscelato con sludge e doom, ove le ultime due componenti sono maggiormente enfatizzate e dove il tutto è infarcito di qualche altra trovata, anche di sapore elettronico. "Mirrors", l'opening track è un pezzo che suona più come una lunga intro piuttosto che un brano vero e proprio, sebbene trapeli evidentemente lo stile muscolare dei nostri. La faccenda s'ingrossa con la title track, "Nøll", 150 secondi di sonorità immonde fatte di un drammatico e putrescente sludge, corroborato da un cantato selvaggio. Un bel basso apre "Entities", a cui si accodano chitarre e batteria, in una progressione sonora che si preannuncia ipnotica ed edificante. Una montagna invalicabile creata da una stratificazione ritmica paurosa su cui poggia il cantato di Matic Babič e delle urla disumane collocate in sottofondo (opera probabilmente delle due asce) che evolve in un caos sonoro caustico e delirante. "Lacerations" ha invece un approccio più votato al crust/post-hardcore, con cambi di tempo vertiginosi che sanciscono il quasi definitivo allontamento dalle sonorità che caratterizzavano questi musicisti agli esordi. Tuttavia, nella seconda metà del brano, la band ritorna sui binari della civiltà, offrendo il proprio lato più intimista e meno veemente, che va lentamente rallentando fino all'arrivo di "Abstract", una delle due canzoni più lunghe del lavoro, insieme a "Circulation". Due brani che superano ampiamente gli otto minuti, più sperimentale il primo, con le sue lunghe fughe strumentali figlie di un post rock progressivo di settantiana memoria che si alternano ad un sound più abrasivo che arriva a sfiorare addirittura il black metal. Il secondo invece ha un lungo incipit dal sapore ambient/dronico che a metà brano si lancia in una trance psichedelica. Nel frattempo ci siamo persi per strada la furia rumoristica della scheggia impazzita "Fracture", un po' grind, un po' mathcore ma anche decisamente noisy. L'ultima traccia a mancare nella rassegna è "Neon Ooze", un altro pezzo lanciato da linee di basso tonante suonate però a rallentatore, grida lancinanti e altri elementi disturbanti che hanno il solo effetto di condurci nel nuovo incubo firmato The Canyon Observer.