DENTRO IL PEZZO - "Modena", Antonello Venditti (1979)

Scritto da: cspigenova

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Fotografia tratta da La Repubblica
Per me Modena è la The Great Gig in the Sky della canzone italiana. Una song di quasi otto minuti, armonicamente molto semplice ma la cui linea armonica consente alla voce di Venditti di salire e scendere agevolmente, con l'aiuto dei cori e di una band collaudata e precisa come un orologio svizzero (gli Stradaperta di Bartolini, Vento, Lamorgese, Vannozzi e Prosperini).
Ma il pezzo da novanta è il cameo del sassofonista Gato Barbieri, la vera seconda voce del brano. Anzi, stiamo attenti: io mi sono distratto subito, appena quel timbro si è palesato timido dopo un minuto per poi farsi più coraggioso con un barrito (1'49"). Da lì mi sono quasi dimenticato delle parole, del testo. Tendevo la mia attenzione al fine di capire dove mi potesse condurre il pazzo itinerario fiatistico di Barbieri, quel sax che - in quel momento - stava cantando la sua canzone e stava vestendo l'anima del brano di Venditti.
L'ago melodico continua a cucire: è lo "strano rumore di piazza lontana" (2'15") fino a quando "resto qui a guardarti negli occhi, lo sai" con un cicaleggio petulante di note ravvicinate (2'47"). E via al primo solo; il sax si affaccia (3'12"): un'ariosa melodia tra rimembranze (mie) di altri soli sentiti in solchi di tanto tempo fa. Un po' ci sento lo Shorter di A Remark You Made, un po' il Dick Parry della floydiana Us and Them.

La coda di quasi due minuti (da 5'40") è una sintesi della lungimirante capacità improvvisativa di Barbieri che, a tratti, miscela tematismo easy listening a rigurigiti free ben oltre qualsiasi cadenza dissonante. Un momento magico e irripetibile in cui il jazz dà sostanza ad una gemma della canzone d'autore italiana. E ci si lascia cullare in una felicissima evanescenza: la band ed i cori, a poco a poco spariscono, l'ultima parola, o meglio, l'ultima nota è sua. Del sax di Gato Barbieri, ipnotico come un loop al sapor d'infinito.

(Riccardo Storti)