Acquaraggia, Dylan on the Great Wall (Dylan Pontifex)

Scritto da: Acquaraggia

Questo utente ha pubblicato 53 articoli.

image003

Il Disco che si chiama PONTIFEX Dylan on the Great Wall. Il Pontefice nell’accezione più antica è Uno che costruisce  i Ponti tra le Civiltà, e ne abbiamo davvero un gran bisogno , perché è stato difficilissimo convincere le musiciste cinesi a lavorare con me. Poi  però tutto è filato liscio come l' olio .

Si tratta di un album  con 9 canzoni di Bob Dylan ( + un tradizionale cinese ed una ouverture ) suonate sulla base dell’antica arpa cinese chiamata Guzheng e completate da altri musicisti cinesi e tibetani e dai musicisti della mia band . Ma ciò che mi interessa molto è proprio l’aspetto sociale.

Insomma questa è l idea . Allego uno scritto introduttivo che andrà sul disco assieme ad un altro ( tutto ciò che scriviamo è tradotto in 3 lingue compreso il cinese ), ed un paio di brani, compresa l ouverture, che comprende i temi di tutti i brani .Alla fine ad esempio, visto l andazzo di questi mesi , abbiamo aggiunto l incipit di Hard rain s gonna fall .Ti ringrazio per ora e buon ascolto .

Loveonyou

Giuseppe Oliverio

www.acquaraggia.it

339 5949825

 

scansione back cover

 

Un muro che unisce invece di dividere. Virtù meravigliosa della musica. E di un grande chansonnier come Bob Dylan, interpretato con rara sensibilità e con la capacità di unire musiche e concezioni, mondi di pensiero, “occidentali” e “orientali”, senza paure, anzi, con un arricchimento davvero notevole per entrambe le parti.

Questo il progetto che si è concretizzato grazie all’incontro tra le sonorità celestiali del guzheng (strumento musicale a 21 corde , della famiglia delle cetre) della virtuosa cinese Nie Xin (detta Silvia)e l abilità interpretativa dei musicisti dell’entourage Acquaraggia  , sospinti da un’idea creativa di Giuseppe Oliverio (che ha voluto arricchire questa gustosa commistione anche con l’utilizzo delle campane tibetane).

Così, il muro è diventato un ponte di collegamento, pacifico e di affratellamento, tra culture e civiltà, tra pensieri e stati d’animo; e dopo i primi affascinanti concerti tenutisi a Firenze in occasione della “Bob Dylan’s Week”, con sperimentazione di tali accostamenti inediti in capolavori come “Blowing in the Wind”, “Knockin’ on Heaven’s Door” e altre canzoni-gioiello, merita ascoltare la fusione attuata tra campane tibetane, guzheng e chitarra pop-rock di Oliverio nella fantastica “The Chimes of Freedom”, vero inno alla libertà contro quelli che Dylan definì i “Masters of War”.

Un’idea nata dalla volontà di attuare un interscambio che aiutasse a decollare il contatto culturale e umano con le comunità cinesi che popolano la realtà fiorentina e pratese ha preso così corpo in una cascata zampillante di note scintillanti che interconnettono due culture e due modi di sentire e di creare.

Maestosità e sensazione musicale, mondi arcaici e mondi attuali si coniugano con una resa d’alto e raffinato livello all’interno di questa appassionante avventura che ha visto la partecipazione di artisti dalla speciale sensibilità.

E in fondo, pensiamoci: non è con iniziative come questa, con realizzazioni come quella qui proposta che si porta avanti un percorso antico di contatto, scambio e comunicazione tra civiltà come quello iniziato già alla fine del XIII secolo da grandi viaggiatori come il veneziano Marco Polo detto Emilione, soprannome dal quale prende la dizione l’opera conosciuta come “Il Milione”?

Ecco quindi che parole e musica, forme comunicative artistiche di varia natura scaturite da diverse menti e mentalità, trovano una sintesi così fruttuosa e così affascinante proprio perché mostrano la ricchezza di mondi diversi messi in un processo di fusione e di simbiosi tra di loro: come già accadeva per il viaggio di Marco Polo e per il resoconto di tale viaggio, ci viene così permessa l’immersione in queste dimensioni, e la possibilità di aprire mente e animo grazie all’armonia che da questi contatti, da queste fusioni e sperimentazioni deriva.       Massimo Seriacopi