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Scritto da: serena

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III FORUM IBERO AMERICANO DI BAMBINI, BAMBINE E ADOLESCENTI
 
 
Il PPC Acuarela partecipa al “forum sociale di bambini e bambine” ormai da alcuni anni. I Forum prevedono incontri mensili a livello nazionale in quanto parte della rete di Ong d’Infanzia e Gioventù del Cile e incontri annuali a livello continentale.
Come dice il nome, nei Forum Sociale partecipano attivamente i bambini e le bambine scambiandosi esperienze e realizzando azioni comuni per esercitare, difendere e garantire la concretizzazione dei loro diritti, il tutto con l’appoggio degli adulti (manifestazioni, forum, carte o dichiarazioni). Nascono come punti di incontro per bambini e bambine e si fondano sul diritto alla partecipazione attiva affinché le loro opinioni vengano prese in considerazione e si abbia una promozione e protezione dei loro diritti.
Negl’ultimi anni, sono state promosse numerose iniziative nazionali e internazionali sulla partecipazione e sul protagonismo infantile, che hanno permesso ai bambini e alle bambine di realizzare proposte sulla metodologia con la quale affrontare i temi importanti.
 
Dinamica del forum sociale regionale 
 
Quest’anno il “Forum d’infanzia de Ibero America” si è svolto nella città di Buenos Aires, i giorni 23 e 24 di Giugno 2010 ed a rappresentare il Chile è stata scelta la Ninoska che, chi segue la radio, dovrebbe conoscere bene perché è stata per tre anni la conduttrice ufficiale.

Durante questi giorni si sono riuniti ministri e alte autorità dell’infanzia de Ibero America, per discutere su “educazione e infanzia”. Parallelamente a questa attività i bambini e le bambine dell’America Latina e dei Caraibi si sono riuniti nella stessa città per discutere e promuovere azioni che migliorino l’educazione e i diversi problemi che la indeboliscono.
Mediante laboratori di discussione di gruppo, presentazioni e attività ludiche circa 50 bambini e bambine provenienti dal Brasile, Uruguay, Paraguay, Perù, Venezuela, Chile, Argentina e il Salvador lavorarono abbordando i seguenti temi: Educazione e Violenza; Educazione e Multiculturalità, Educazione e gruppi Vulnerabili.
Il lavoro si concluse con una Dichiarazione dei bambini e bambine sull’Educazione, letto poi nel Vertice dei Ministri.
I giorni del Forum i Partecipanti approfittarono per scambiarsi esperienze in relazione ai temi di protagonismo infantile e per realizzare un monitoraggio per valutare  avanzamenti e retrocessioni identificabili in ogni paese a 20 anni dalla firma della Convenzione dei Diritti dei Bambini.
 
Foro sociale a livello regionale
 
Di seguito potete leggere la traduzione della Dichiarazione scritta dai bambini, dalle bambine e dagli’adolescenti partecipanti al III FORUM IBEROAMERICANO:

“(..) Si analizzarono alcune problematiche sociali, che ci affettano come bambini e adolescenti attraverso la descrizione e il ragionamento di alcune situazioni da noi conosciute, considerando tre tematiche: Educazione e Multiculturalismo, Educazione e Violenza e per ultimo Educazione e Gruppi Sociali Vulnerati.
La metodologia del lavoro si basava sull’Educazione Popolare, considerando tre momenti della giornata: descrizione, spiegazione e trasformazione della realtà (proposte per superare il problema partendo dai luoghi che occupiamo come giovani). Inoltre lavoravamo con documentari, corti che ci immettevano ai temi, giochi di associazione, dinamiche e tematiche proprie dell’educazione popolare.
Considerazioni
Siamo consapevoli che si educa e si apprende dalla scuola, dalla famiglia, dagl’amici, dai vicini, nei club, nelle prigioni, nelle organizzazioni e nelle istituzioni in cui partecipiamo, dai mezzi di comunicazione, “dalla vita stessa”etc.
Nei nostri paesi esistono molte culture diverse, bande, tribù urbane, popoli originari, però si perseguita e si stigmatizza sempre per l’aspetto fisico, ignorando costumi e forme di vestire e di agire, etc.
L’educazione pubblica non assicura a tutti l’apprendimento scolastico e molti di quelli che accedono con una problematica speciale, non ricevono nè il tempo nè il trattamento che meriterebbero (..)
Un gruppo viene ascoltato di più di un altro, la differenza materiale porta a una differenza di potere e tutto questo alla discriminazione. Ci sono giovani che tengono più  possibilità economica, politica e sociale, di partecipazione, che altri.
Il sistema capitalista esercita questo potere sui nostri popoli, generando povertà, disuguaglianza di opportunità, danni ambientali, morti, etc.
(..)Noi crediamo che sia necessario pensare al “ora, guardare la realtà adesso”, per costruire un altro futuro, dobbiamo generare partecipazione nelle nostre organizzazioni sociali, reti, movimenti e in qualsiasi spazio sociale.
Molte volte gli errori vengono dal passato, e gli adulti lo trasmettono ad altre generazioni. Non si formano bambini e adolescenti con voglia di cambiare le cose  se non per riprodurre la stessa società.
Nei mezzi di comunicazione non si vedono le cose positive, ma tutto il negativo degli adolescenti e dei bambini, fanno vedere quello che vogliono loro. In quanto giovani, dobbiamo “pensare positivo” e renderlo contagioso.
Crediamo che i bambini e gli adolescenti non sono “vulnerabili” come dicono molti, se non che la società e questo sistema economico ci fa diventare tali e molti di noi riproducono la violenza che subiscono.
Consideriamo violenza: l’umiliazione, i gridi, l’abuso sessuale, i litigi, la fame, la discriminazione, l’insulto, la povertà estrema, la mancanza di abitazione, il non poter andare a scuola, la mancanza di lavoro dei nostri genitori, le morti inevitabili per problemi di salute e denutrizione, etc.
In relazione alla scuola pensiamo che “non basta e non avanza”, se continua a pensare ad un alunno che non esiste. Per esempio: si pensa ancora che gli adolescenti debbano arrivare con la pancia piena, senza conflitti con la famiglia, vestiti e con voglia di prestare attenzione, e questo, ormai, non è cosi.  Crediamo che la scuola sia pensata per una sola classe sociale.
Alcune caratteristiche della scuola che possiamo osservare sono: prova a trasmettere valori, rispetto, integrazione però alcune volte è classista, alienante, esclusiva, ci insegna un “dover essere” e molte volte si riproducono stereotipi.
La scuola ed altre istituzioni non considerano il sapere popolare perché “fuori moda”.
I bambini e gli adolescenti non tengono luoghi di appartenenza adatti alla tappa più difficile della loro vita. Mancano progetti educativi e luoghi di contenimento per tutti  i giovani del pianeta.
L’educazione si vede riflessa nell’aspetto sociale, quello fisico, culturale, religioso, etc. “il pregiudizio è la chiave dell’esclusione”.
La discriminazione si vede nei quartieri, “la polizia che ti vede aspettare un amico all’angolo di casa ti considera un ladro e per lo stesso motivo non ti lascia andare al centro e ti fa rientrare nel tuo quartiere”. In queste situazioni si discrimina la povertà.
La violenza la vediamo anche negli ospedali quando non ti attendono, quando le ambulanze non arrivano nel quartiere come anche i bus.
È per tutto questo che dopo le nostre osservazioni lasciamo delle raccomandazioni.

Raccomandazioni
Crediamo che l’educazione popolare necessita: della partecipazione sociale, del rinforzamento del dialogo, del compartire idee, della comunicare con rispetto.
Che si creino leggi e progetti che prendano in considerazione i cittadini e le realtà sociali, che siamo da apripista nei paesi dell’America Latina e dei Caraibi.
Presa di coscienza da parte dei bambini  e adolescenti dei loro diritti, per mezzo di bollettini, manifestazioni, giornali, riviste e attività di promozione in luoghi pubblici.
Che si invitino i bambini e gli adolescenti a partecipare nei dibattiti in cui si tocchino tematiche che li riguardino, collaborando con suggerimenti secondo le realtà sociali.
Che si prendi in considerazione la loro voce nel momento in cui si devono armare politiche pubbliche nazionale, provinciale e comunali.
Che si prosegua realizzando incontri, forum, congressi e intercambi tra bambini e  adolescenti per seguire elaborando diagnostici sulla nostra situazione sociale e continuare a scambiarci proposte e azioni.
 
Scritto in Buenos Aires il 22 Giugno del 2010.
 
 Nino al lavoro nel foro
 
 Nino e tio Leo con il premio nobel per la pace